La morte nelle religioni


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La morte nelle religioni e nelle tradizioni dei popoli

 

In ogni tempo e presso tutti i popoli i “morti” furono trattati con grande venerazione e rispetto e il loro corpo veniva affidato al luogo del suo riposo con riti commoventi che rivelavano una diffusa e comune credenza che la morte è solo la porta spalancata su un’altra vita.

 

 

Gli antichi Egizi

Gli antichi Egizi credevano in una vita dopo la morte.  Essi pensavano che l’immortalità felice dipendesse dalla conservazione del corpo del defunto e per questo adoperavano la tecnica della imbalsamazione, accanto al defunto collocavano anche gli oggetti che erano stati da lui usati in vita e gli alimenti per nutrirsi.  Gli Egizi credevano, ancora, che il defunto intraprendesse, a bordo di una navicella, un viaggio nel cielo per arrivare al dio del Sole per esser giudicato.  Una bilancia decide del suo destino.  Infatti su uno dei piatti della bilancia viene posta il cuore del defunto, e solamente se risulta più leggero dell’immagine della dea della verità gli viene concessa la vita eterna.  Per coloro che non si sono comportati bene e il cui cuore risulta pesante non c’è luogo di pena, ma c’è una seconda morte, questa volta, però, definitiva.

 

 

 

I Greci

I Greci pensavano che dopo la morte i defunti continuassero a vivere come delle “ombre” nel regno della morte, in un mondo sotterraneo che chiamavano gli Inferi.  Prima di arrivare negli Inferi il defunto doveva attraversare il nero fiume Stige.  Per questo i parenti collocavano una moneta in bocca al defunto che era come la paga per Caronte, il barcaiolo che attraversava lo Stige.  Dopo, il defunto beveva alle acque del fiume Lete (= “dimenticanza”). 

Da questo punto in avanti il defunto non ricordava più nulla della sua vita passata;  né i momenti di felicità, né i dolori e le sofferenze.  Davanti all’entrata del regno dei morti montava guardia Cerbero, il cane degli Inferi.  Egli permetteva alle anime dei morti di entrare, ma impediva e bloccava quelle che volevano tornare sulla terra.  In questo modo i defunti vivevano come “ombre” nel regno del dio Ade e della sua sposa Persefone.

 

 

 

I Romani

I Romani baciavano i loro morti prima di deporli nel sepolcro e gridavano ad alta voce: “Vale!” che vuol dire: sta’ bene!.

Il più delle volte sul luogo della sepoltura facevano un banchetto funebre.  In questo banchetto c’era sempre un posto vuoto, quello del defunto:  qui venivano portati cibi e bevande che dovevano servire come viatico per il viaggio del defunto.

 

 

 

 

 

I Musulmani

 

I seguaci di Maometto credono che essi durante la vita devono assolvere molti doveri, perché subito dopo la morte possano essere accolti nel Paradiso.  I doveri dei Musulmani sono il rispetto e l’applicazione delle cinque regole fondamentali: La preghiera giornaliera, l’elemosina, il digiuno, la professione di fede in Allah e il pellegrinaggio a La Mecca

I Musulmani collocano il Paradiso in un meraviglioso giardino nel quale regna un’eterna primavera.

In questa maniera Allah li premia.

 

 

 

 

 

Gli Induisti

 

Gli Induisti, pur adorando molte divinità, credono un Dio presente in ogni cosa a cui ogni essere vuole unirsi dopo la morte.

Tuttavia essi credono che prima di arrivare alla profonda unione con Dio dovranno rinascere molte volte (reincarnazione).

Essi sono convinti che ciascuno di loro ha già avuto una vita precedente e credono che questa “migrazione” da una vita all’altra durerà fino a quando avranno compiuto il bene necessario per essere uniti a Dio:  a questo punto uno è salvo e liberato dal male.

 

 

 

 

 

 

Abbiamo rilevato:

 

1                   In tutte le religioni è affermata una sopravvivenza dopo la morte, segno di un desiderio di vita che niente può spegnere.

2                  In alcune religioni questa vita rimane qualcosa di misterioso e per molti versi avvolto in un’atmosfera di tristezza, quasi come fosse una “nostalgia” del passato.

3                  In genere nelle religioni la sopravvivenza e il destino felice “dopo la morte” è legato strettamente al bene o al male compiuto in vita.

 

 

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