Il Conte Ugolino


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Il Conte Ugolino

 

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Ugolino della Gherardesca, conte di Donoratico, non poteva proprio definirsi un modello di Lealtà: nelle intrigate vicende della sua patria, il nobile pisano si era trovato spesso costretto a cambiar partito o alleato.

Da principio era stato ghibellino, poi s'era accostato ai Visconti che erano guelfi: s'era adoperato, quindi, perchè Pisa si accordasse con Carlo d'Angiò nel 1272.

Si era acquistato notevoli meriti per una fortunata incursione nel porto di Genova; ma non molto tempo dopo, il suo comportamento nella battaglia della Meloria (1284) aveva dato adito a sospetti di tradimento.

Questo non gli impedì di essere eletto l'anno seguente capitano del popolo per dieci anni.

Cercò ancora un accordo con i guelfi unendosi a Nino Visconti, suo nipote.

Ma più tardi litigò col nipote e tornò ai ghibellini, alleandosi all'arcivescovo Ruggiero degli Ubaldini e facendo cacciare il Visconti.

A questo punto dovette sembrare a molti che Ugolino avesse raggiunto il colmo. L'arcivescovo, con l'aiuto delle potenti casate ghibelline, lo tradì a sua volta, facendolo arrestare (nel 1288) e imprigionandolo nel carceri di Gualandi, dove lo lasciò morir di fame con i figli e i nipoti.

Giustamente Dante pone nell'inferno il traditore.

Ma nel ghiaccio di Cocito, Ugolino rode con odio bestiale il cranio del Ruggieri che è più colpevole di lui perchè ha gettato nel castigo del padre i figli innocenti.

Ugolino non parla delle sue imprese, non accusa, non si giustifica. Le vicende passate, i tradimenti, i raggiri non hanno più alcuna importanza di fronte all'orribile tragedia di cui è stato protagonista: sentir inchiodare quella porta, come il coperchio di una bara e stare a guardare, giorno dopo giorno, impotente, l'agonia di quegli innocenti.

"Padre mio, chè non m'aiuti?" dice un d'essi buttandoglisi ai piedi.

Queste semplici parole riassumono il dramma di Ugolino più di quelle altre famigerate: "Poscia più che il dolor potè il digiuno", che significano semplicemente che fu comunque la fame, più che il dolore, ad ucciderlo.

 

 

 

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