Re Manfredi


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Non solo "biondo era e bello e di gentile aspetto", ma valoroso, raffinato, colto, intelligente.

Era figlio di Federico II di Svevia, splendido imperatore e di Bianca Lancia, una nobildonna di grande casato.

Aveva molte delle qualità paterne: italiano di gusti e di educazione, regnava sul Sud, sua vera patria, sostenuto dalla fedelissima famiglia materna dei Lancia, piemontesi.

Ancor più facilmente del padre, avrebbe potuto diventare signore d'Italia, se non si fosse trovato ad urtare contro l'implacabile opposizione del papato, cui pure tenne testa per tanti anni, ma che infine lo vinse.

La lotta dei papi contro gli Svevi era tutta temporale: Roma voleva tener soggetto l'Imperatore, l'Imperatore voleva essere libero da Roma. Di qui la scomunica contro Federico II e la lunga guerra.

Alla morte di Federico, nel 1250, non appena il diciottenne Manfredi, suo figlio naturale, mostrò di saper tenere in pugno il regno, quale luogotenente del fratellastro Corrado, re di Germania, sopra di lui si riversò l'ira del pontefice e, con essa, la scomunica accompagnata da intrighi e rivolte.

Il giovanissimo reggente seppe fronteggiare con destrezza la situazione, combattè con le armi e la diplomazia e cavallerescamente offrì al principe tedesco, quando potè scendere in Italia, un regno quasi del tutto pacificato e forte, e non reagì alla diffidenza e alle umiliazioni inflittegli da Corrado, che temeva la sua popolarità.

Terminata la sua missione tornò nell'ombra, salvo a riprendere il comando poco dopo, alla morte del fratellastro, quando il regno, in rapido disfacimento, era già in gran parte caduto in mano alle forze papali.

Regione per regione, egli riconquistò l'Italia meridionale e la Sicilia in nome del nipote Corradino.

Più tardi si incoronò re di Sicilia e governò da sovrano illuminato, e poichè era rimasto vedovo assai giovane, si risposò nel 1259 con una bellissima principessa orientale, Elena degli Angeli, ma il Papa Urbano IV, pur di liberarsi del potente Manfredi, offrì la corona di Sicilia a Carlo d'Angiò, fratello del re di Francia Luigi IX.

Manfredi avrebbe potuto vincere anche i francesi, se solo avesse attaccato Carlo quando questi era a Roma con scarsissime forze; ma, invece, inspiegabilmente attese, dando modo all'avversario di ricevere il grosso delle truppe.

Poi ci si misero di mezzo anche i denari: l'oro papale fu assai ben accetto da alcuni dei suoi generali. Così un primo tradimento lasciò addentrare nel regno l'esercito pontificio. Un secondo determinò l'esito della decisiva battaglia di Benevento nel 1266.

Manfredi si gettò nella mischia e fu ucciso senza neppur venir riconosciuto.

Carlo d'Angiò fece poi cercare a lungo il suo corpo, caduto in battaglia e, trovatolo, ordinò che venisse seppellito presso il ponte di Benevento, sotto un mucchio di sassi.

Narra una leggenda raccolta da Dante che il vescovo di Cosenza non volle che il corpo del nemico scomunicato riposasse in quel luogo che era terra della Chiesa.

Lo fece quindi dissotterrare e trasportare verso il fiume Verde, un torrentello molto a nord di Benevento, agli estremi confini del regno.

 

 

 

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