Fuori con lo zio Pietro


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Fuori con lo Zio Pietro

 


V'è mai capitato, mentre scendevate le scale di notte, di alzare il piede  credendo che ci fosse ancora uno scalino e di sentirvi quasi un dolore in  tutta la gamba per lo sforzo inutile, perchè la scala era finita ?
Qualcosa di simile successe ai nostri eroi quando trovarono lo zio col  cappello in capo e il bastone in mano, pronto per uscire.
- Oh, bravi! - aveva detto lo zio. - Venivo da voi per sentire se volevate  passeggiare. Giacchè quest'anno non andate nè in montagna nè al mare,  durante le vacanze, sarà bene che passeggiate un po' con me. Volete?
- Magari! - risposero in coro.
Erano contentissimi, tanto contenti che... quasi si seccavano. O tutti i  grandi discorsi che volevano fare per persuadere lo zio che aveva torto,  torto marcio di preferire l'aria chiusa dello studio alla libertà della  campagna? O tutti i ragionamenti preparati per vincere le sue obiezioni? Era  proprio come far le scale di notte e allungare il piede per uno scalino che  non c'è: sforzo inutile, fatica buttata via.
Ma quando furono un buon chilometro fuori di porta, tanto per non avere  architettato tutti quei bei discorsi per nulla, Nena incominciò:
- Sai, zio? Se non venivi spontaneamente in campagna con noi, ci saresti...  venuto per forza!
- Nientedimeno! - esclamò lo zio sorridendo e spalancando gli occhi.
- Sissignore. Noi ti volevamo dire che era ora di smetterla di stare sempre  a tavolino a leggere un libro dietro l'altro, per poi tornare sempre a  riprendere in mano la Divina Commedia brontolandone i versi come se fossero  preghiere.
Che quando saremo grandi, non vorremo neppure aprire il poema di Dante,  tanto ce l'hai fatto odiare tu col parlarne sempre quando vengono dei  professori a trovarti. Che...
- Non hai finito ancora? C'è altro? E voi che cosa ne pensate? - chiese lo  zio rivolgendosi ai ragazzi.
- Penso che Nena ha centomila ragioni, - disse Federico.
- Centomila e una, - aggiunse Sandro.
Lo zio rimase qualche momento in silenzio: pareva che studiasse il fregio  inciso sul pomo di argento del bastone come se volesse ricopiarlo; poi alzò  la testa:
- Eppure - incominciò - io penso che se voi leggeste la Divina Commedia...
- E chi ne capisce nulla? - esclamò Federico.
- Un momentO, lasciami finire. Se, dicevo, leggeste la Divina Commedia o per  lo meno se qualcuno ve ne raccontasse il contenuto, sono sicuro che vi piacerebbe, che anzi nessun libro vi parrebbe più bello e attraente.
- Impossibile! A me non piacciono che i libri di novelle, - disse Federico.
- A me quelli di fiabe! - fece Sandro.
- E a me - soggiunse Nena - quelli dove ci sono vite di grandi uomini,  oppure viaggi, oppure racconti storici, oppure...
- O se vi dicessi - osservò lo zio Pietro - che in Dante c'è tutta questa  roba e anche dell'altra e dell'altra ancora?
Tu Nena vuoi leggere vite di grandi uomini. Ebbene, fa' conto che Dante, un  po' in qua e un po' in là, ci racconta tutta la propria vita, tutto quanto  ha veduto e pensato e sofferto, prima in Firenze dove visse fino ai  trentasette anni, poi vagando per l'Italia durante l'esilio. Vuoi racconti  storici? La Divina Commedia n'è piena. E voi altri che cercate novelle e  fiabe, non sapete che tutto il poema, in certo modo, è come una grande  novella, una fiaba immensa, un viaggio favoloso attraverso l'Inferno, il  Purgatorio e il Paradiso?
- Ma chissà com'è difficile! - interruppe Federico.
- Sì e no. Io credo che ogni cosa possa diventare facile, e se non ci si  riesce la colpa è di chi spiega. Vogliamo fare un esperimento? Da oggi in  poi, ogni mattina di tempo buono, voi verrete a passeggiare con me e strada  facendo io vi racconterò, per così dire, la Divina Commedia; non tutta,  beninteso, anzi neppure la maggior parte. Vi ho già detto che il poema di  Dante è la narrazione di un lunghissimo viaggio. Ebbene, io farò come uno  che avendo letto un bel libro di viaggi, ne racconti a un amico le parti che  gli sembrano più  interessanti. Siete contenti?... Ma già, non mi dovete rispondere. Se siete contenti o no, me lo direte fra molti giorni, quando  avrò finito.

 

 

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