1° Circolo Carnevale 2004 Le maschere italiane Il Carnevale in Basilicata Le tre fanciulle Ricette di Carnevale Tutti attori per un giorno



 

 

 

Il Carnevale in Basilicata
 

 

 

 

A Potenza, Carnevale, era ritenuto come il Dio della tarantella e del buon gusto, dello stomaco e dell'ebrezza.

Difatti, nel periodo di carnevale, il popolo potentino si lasciava andare a svaghi e divertimenti ai quali durante l'anno non pensava neanche. Questi svaghi, comunque, erano limitati al ballo, soprat tutto la tarantella, che al suono de la tammurrièdd' (del tamburello), piffero, o altro strumento musicale di quei tempi, si ballava in ogni casa o 'int' la cuntana (nel vicolo) ed ovunque era possibile.
Era anche il periodo dello scialo per mangiare e bere, anche se il tutto si limitava alle provviste caserecce come: savucicch' e tutte quelle leccornie derivanti dalla carne del maiale che in quei tempi era presente in ogni famiglia. Era l'asciamènte (la ricchezza) in quell'epoca.

Per la famiglia che non riusciva ad ammazzare neanche il maiale, significava povertà eccessiva.
Era il periodo de li maccarone a ferrètte o cu la giònca (maccheroni fatti in casa col ferretto o col filo di giunco; fusilli), e in quel giorno non vi era famiglia in cui la buona massaia non era affaccendata a fare questa pasta, per poi gustarla, condita, cu lu rraù fatt' cu tutt' li spicilarie de lu porc' (con un ragù fatto con tutte le specialità del maiale).
I ragazzi, per burla, come se piangessero, nel giorno di carnevale si divertivano per la strada cantando il seguente ritornello:
carnvale mie, chiène d'uòglie, stasera maccarone e craie fuòglie (carnevale mio, pieno d'olio, cioè grasso, questa sera maccheroni e domani verdura).
Questo ritornello, aveva, comunque, un suo significato, stava ad indicare che, dopo il periodo di scialacquo del carnevale, veni va il periodo di astinenza e di magro della Quaresima.
Il carnevale in Basilicata specie negli ultimi tempi si e' ridotto a qualche ingenuo travestimanto familiare, ricorrendo ad abiti vecchi, a vecchie divise militari o addirittura a qualche abito talare, il tutto ovviamente cucito con mezzi di fortuna.
E' la festa dei semplici.

Non ci sono i ricchi, quelli abituati a divertirsi con le maschere cortigiane. In Basilicata al posto delle viole veneziane ci sono i tamburelli, gli zufoli e i cupa cupa, al massimo qualche organetto.