L'antiquario incompetente

 

 

Camera del conte Anselmo, con vari tavolini, statue, busti e altre cose antiche. Il conte Anselmo ad un tavolino, seduto sopra una poltrona, esaminando alcune medaglie, con uno scrigno sul tavolino medesimo; poi Brighella.


Anselmo: Gran bella medaglia! questo Ŕ un Pescennio originale. Quattro zecchini? L'ho avuto per un pezzo di pane.


Brighella: Lustrissimo (con vari fogli in mano).


Anselmo: Guarda, Brighella, se hai veduto mai una medaglia pi˙ bella di questa.


Brighella: Bellissima. De medaggie no me ne intendo troppo, ma la sarÓ bella.


Anselmo: I Pescenni sono rarissimi; e questa pare coniata ora.


Brighella: Gh'Ŕ qua ste do polizze...


Anselmo: Ho fatto un bell'acquisto.


Brighella: Comandela che vada via?


Anselmo: Hai da dirmi qualche cosa?


Brighella: Gh'ho qua ste do polizie. Una del mercante da vin, e l'altra de quello della farina.


Anselmo: Gran bella testa! Gran bella testa! (osservando la medaglia).


Brighella: I xe qua de fora, i voleva intrar, ma gh'ho dito che la dorme.


Anselmo: Hai fatto bene. Non voglio essere disturbato. Quanto avanzano?


Brighella: Uno sessanta scudi, e l'altro cento e trenta.


Anselmo: Tieni questa borsa, pagali, e mandali al diavolo (leva una borsa dallo scrigno).


Brighella: La sarÓ servida (parte).


Anselmo: Ora posso sperare di fare la collana perfetta degl'imperatori romani. Il mio museo a poco a poco si renderÓ famoso in Europa.


Brighella: Lustrissimo (torna con altri fogli).


Anselmo: Che cosa c'Ŕ? Se venisse quell'Armeno con i cammei, fallo passare immediatamente.


Brighella: Benissimo; ma son capitadi altri tre creditori: el mercante de' panni, quel della tela, e el padron de casa che vuol l'affitto.


Anselmo: E ben, pagali e mandali al diavolo.


Brighella: Da qua avanti no la sarÓ tormentada dai creditori.


Anselmo: Certo che no. Ho liberate tutte le mie entrate. Sono padrone del mio.


Brighella: Per la confidenza che vossustrissima se degna de donarme, ardisso dir che l'ha fatto un bon negozio a maridar l'illustrissimo signor contin, suo degnissimo fiol, con la fia del sior Pantalon.


Anselmo: Certo che i ventimila scudi di dote, che mi ha portato in casa in tanti bei denari contanti, Ŕ stato il mio risorgimento Io aveva ipotecate, come sai, tutte le mie rendite.


Brighella: Za che la xe in pagar debiti, la sappia che, co vago fora de casa, no me posso salvar: quattro ducati qua, tre lÓ; a chi diese lire, a chi otto, a chi sie; s'ha da dar a un mondo de botteghieri.


Anselmo: E bene, che si paghino, che si paghino. Se quella borsa non basta, vi Ŕ ancor questa, e poi Ŕ finito (mostra un'altra borsa, che e nello scrigno).


Brighella: De ventimile scudi no la ghe n'ha altri?


Anselmo: Per dir tutto a te, che sei il mio servitor fedele, ho riposto duemila scudi per il mio museo, per investirli in tante statue, in tante medaglie.


Brighella: La me perdona; ma buttar via tanti bezzi in ste cosse...


Anselmo: Buttar via? Buttar via? Ignorantaccio! Senti se vuoi avere la mia protezione, non mi parlar mai contro il buon gusto delle antichitÓ, altrimenti ti licenzier˛ di casa mia.


Brighella: Diseva cussÝ, per quello che sento a dir in casa; per altro accordo anca mi, che el studio delle medaggie l'Ŕ da omeni letterati; che sto diletto Ŕ da cavalier nobile e de bon gusto; e che son sempre ben spesi quei denari che contribuisce all'onor della casa e della cittÓ. (El vol esser adulÓ? bisogna adularlo) (da sÚ, parte).

 

 

 

 

 

Lo sciopero delle maschere          E' Carnevale e si pu˛ sognare           Le mele